SENZA FINE
Al peggio non c'è mai fine; ci si illude che, una volta toccato il fondo, non si possa scendere più in basso, ma non è così: si comincia a grattare con le unghie per scavare e continuare lo sprofondamento nel baratro.
Ecco, questa è - in estrema sintesi - la storia della sinistra revisionista in Italia: dal Partito Comunista d'Italia-sezione dell'Internazionale Comunista al Partito (sedicente) Democratico, passando per Partito Democratico della Sinistra e Democratici di Sinistra.
In principio era il
Partito Comunista d'Italia-sezione dell'Internazionale Comunista: un Partito
serio, con saldi principi marxisti-leninisti garantiti dalla graniticità della
direzione ideologica gramsciana.
Ahinoi, nel 1937 muore il compagno Antonio Gramsci; al suo posto viene nominato
segretario generale il genovese Palmiro Togliatti: costui sembra aver
assimilato molto bene quanto scritto nel libro del 1934, scritto dal compagno
Aleksej Nicolaevic Leontiev, "Corso elementare di economia politica"
- in particolare il capitolo IX "L'imperialismo, età della rivoluzione
socialista del proletariato", recentemente ripubblicato a cura del
Comitato Comunista Toscano - per poi agire facendo proprie le teorie
socialdemocratiche di Rudolf Hilferding così ben criticate nel paragrafo
diciannove del suddetto capitolo del menzionato tomo sovietico, dirigendo il
Partito Comunista Italiano sempre più in basso sul piano inclinato ormai
imboccato senza possibilità di ritorno.
I suoi successori continuano a rotolare su questa strada, ed il risultato finale non può che essere il suicidio voluto dalla dirigenza che regge il partito alla fine degli anni ottanta, i cui massimi esponenti sono: Achille Occhetto, Walter Veltroni, Massimo D'Alema, Giorgio Napolitano; nasce il Partito Democratico della Sinistra, che seppellisce - anche iconograficamente - l'intera storia del suo illustre predecessore sotto un albero, per poi cancellarla definitivamente sostituendo il simbolo del vecchio partito revisionista con una rosa, ed eliminando anche la dicitura 'partito' dalla propria ragione sociale.
L'ulteriore passo, deciso dagli agenti dell'imperialismo occidentale che hanno sostituito quelli dell'ormai morto socialimperialismo sovietico, è quello di diventare apertamente democristiani, cancellando ogni residuo riferimento al movimento operaio: nasce così il Partito (sedicente) Democratico.
Ma agli storici seguaci di Don Luigi Sturzo - approssimativamente catalogabili come coloro che seguono Don Matteo Renzi - non basta ancora: l'abiura deve essere totale; così ora pretendono di riunirsi in un unico partito con quella parte della vecchia Democrazia Cristiana che è confluita nel movimento forzitaliota.
Ora vedremo se sapranno, i dirigenti sedicenti democratici di provenienza socialdemocratica, avere un sussulto di dignità, rifiutando di morire democristiani; sembra imprescindibile la rottura con i renziani, per dare vita alla prospettiva di costruzione di un soggetto che possa prendere il posto di quel Partito Socialista Democratico Italiano, da tempo ormai accomodatosi alla stessa greppia dei fascisti.
Genova, 25 marzo 2013
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
http://pennatagliente.wordpress.com